TUBER MAGNATUM PICO

Il tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum Pico), spesso definito l’oro bianco della tavola, è una delle meraviglie gastronomiche più preziose e ricercate al mondo. Non si tratta di un semplice fungo, ma di un tesoro della natura, un’esperienza sensoriale unica che ha affascinato cuochi e buongustai per secoli.

Il tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum Pico), spesso definito l’oro bianco della tavola, è una delle meraviglie gastronomiche più preziose e ricercate al mondo. Non si tratta di un semplice fungo, ma di un tesoro della natura, un’esperienza sensoriale unica che ha affascinato cuochi e buongustai per secoli.

Un Aroma Inconfondibile

Ciò che rende il tartufo bianco così speciale è il suo profumo inebriante e complesso, una fragranza che non ha eguali. È una miscela potente e avvolgente di note che evocano la terra umida, il miele, il muschio, l’aglio e il fieno, con sfumature che possono variare in base al terreno in cui è cresciuto. È un profumo che non si può dimenticare, e che riempie una stanza non appena il prezioso tubero viene cavato.

L’Aspetto e la Consistenza

Esteticamente, il tartufo bianco pregiato ha una forma irregolare, spesso bitorzoluta, e una superficie liscia e vellutata, di un colore che varia dal crema all’ocra pallido. All’interno, la sua polpa, chiamata “gleba”, è di un colore che spazia dal giallo sporco al marrone chiaro, con venature biancastre che la attraversano come un delicato marmo. La sua consistenza è compatta ma non eccessivamente dura, permettendo di affettarlo in lamelle sottilissime.

L’Arte della Cerca e l’Uso in Cucina

La raccolta del tartufo bianco è una vera e propria arte, affidata a esperti “trifulau” (cercatori di tartufi) e ai loro fedeli cani addestrati. Il tartufo bianco non può essere coltivato: la sua crescita è un mistero della natura, legato a un delicato equilibrio tra le radici di alberi specifici (come querce, tigli, pioppi) e le condizioni del terreno. In cucina, il tartufo bianco non viene mai cotto, poiché il calore ne disperderebbe l’aroma. Viene utilizzato rigorosamente a crudo, affettato in lamelle sottilissime con l’apposito strumento chiamato “mandolina” o “taglia-tartufi”. Il suo sapore terroso e intenso si sposa perfettamente con piatti semplici che ne esaltino il profumo: un uovo al tegamino, un piatto di tajarin (tagliatelle piemontesi), un risotto al burro o un carpaccio di manzo.

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